Raj Patel è l'autore di
I padroni del cibo (Feltrinelli, 2008, €16,00). Nel primo capitolo introduttivo del libro, Patel mostra con un grafico quale sia l'area economica che sta sulla linea di distribuzione che unisce i campi alla tavola e nella quale si concentra l'oligopolio più ristretto (e quindi maggiore) dell'economia alimentare.
Se disegnassimo un paio di grafici che evidenzino i punti in cui è concentrato il potere laddove il cibo viene coltivato e venduto, il risultato sarebbe la figura ...
Il grafico mostra i dati relativi a Olanda, Germania, Francia, Regno Unito, Austria e Belgio.
Per quanto riguarda il potere, il dato chiave è il collo di bottiglia. Non si sa come, eppure siamo finiti in un mondo con pochi venditori e acquirenti aziendali.
La procedura di spedizione, lavorazione e consegna a lunga distanza richiede enormi capitali, insomma devi essere ricco se vuoi entrare in ballo. E' anche un gioco di economie di scala, ovvero più grande è un'azienda e più muove trasporti e logistica, meno costoso le risulterà rimanere sul mercato.
Del resto, non esistono distributori internazionali a conduzione familiare. I pesci piccoli saranno divorati dai colossi della distribuzione.
Quando il numero di aziende che controllano i passaggi dal produttore al consumatore è ridotto, le imprese hanno un potere di mercato sia sulle persone che coltivano e allevano il cibo, sia sulle persone che lo mangiano.Quello alimentare non è il solo settore dell'economia in cui un oligopolio sia riuscito a creare un collo di bottiglia, cioè abbia fatto cartello in violazione di un principio cardine del liberismo mercantile: la concorrenza commerciale.
La concorrenza dovrebbe tendere al miglioramento della qualità del prodotto, diminuendone al contempo il prezzo.
Questa è la pietra d'inciampo della teoria liberista, perché laddove non vi sia un potere statale che intervenga ad impedire concentrazioni oligopolistiche (o monopolistiche) la logica del profitto determinerà inevitabilmente tali concentrazioni di potere economico, che si riverberano poi su tutta la filiera, anche senza un monopolio diretto ed esplicito.
La globalizzazione selvaggia del capitalismo mercantile occidentale ha comportato la deregolamentazione dei mercati inter- e sovra-nazionali, nonché il neocolonialismo delle multinazionali in grado di corrompere le autorità dei paesi più deboli.