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Versione Completa: IN ITALIA NON ESISTE IL REATO DI TORTURA
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daitan
in italia non esiste il reato di tortura e così, quelli dei giudici sono stati definiti torturatori, sono stati condannati per reati molto più lievi angry.gif angry.gif



Le motivazioni della sentenza sul "carcere speciale" del G8 di Genova
"I giudici non possono essere influenzate dal clima politico"

A Bolzaneto fu tortura
"ma in Italia non esiste"

di MARCO PREVE


GENOVA - A Bolzaneto i detenuti vennero torturati, le testimonianze delle vittime furono circostanziate e addirittura "prudenti", ma i giudici devono condannare in base a condotte criminose per delineate, che non possono essere influenzate dal clima politico. E' questa in sostanza, e ad una prima lettura delle 441 pagine, il succo delle motivazioni della sentenza sul processo di Bolzaneto.

La sentenza, quest'estate aveva deluso chi si aspettava condanne esemplari per la vergogna del carcere speciale del G8 bollato come luogo di torutra da Amnesty international. Il tribunale presieduto da Renato De Lucchi pronunciò una sentenza di condanna per 15 persone e 30 assoluzioni, comminando pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali .

Nelle motivazioni i giudici spiegano che "la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)".

E più avanti sottolineano che "anche in questo processo, quantunque celebrato in un'atmosfera caratterizzata da forti contrapposizioni politico-ideologiche sia sui mezzi di informazione che nell'opinione pubblica, sono stati portati a giudizio non situazioni ambientali o orientamenti ideologici, bensì, ovviamente, singoli imputati per specifiche e ben individuate condotte criminose loro attribuite nei rispettivi capi di imputazione, che costituiscono la via maestra da cui il giudicante non deve mai deviare, pena la violazione dell'altro cardine del nostro sistema di garanzie processuali rappresentato dall'art. 24 della Costituzione".


(27 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/c...-bolzaneto.html
ivanqaos



sempre difficile condannare uno dei loro....purtroppo.....

"la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura...."

strano (e vergognoso?!) che ci sia questa falla....in una società 'modello', moderna e civile....

e dire che siamo esportatori di democrazia, assieme agli Usa.....

mi sa che non ci metto più piede in Italy... mellow.gif

Iv
zuckerman
IL DE GENNARO, CAPO DEI MASSACRATORI DELLA DIAZ, DEI TORTURATORI DI BOLZANETO, FORNITORE DELLE MOLOTOV FINTE, OGGI, DALL'ALTO DELLA CARICA ASSEGNATAGLI PONTIFICA SULL'ATTENTATO A MUNBAI ESPRIMENDO ALTI PENSIERI ISTITUZIONALI INVECE DI MACERARSI NELLE GALERE.
Gryphus
Se è per questo nel nostro ordinamento non esiste neanche, per esempio, il reato di riappropriazione di sovranità popolare. Ma sospetto che chi tentasse di fare una cosa del genere incorrerebbe comunque in qualche figura del codice penale.
daitan
Il nuovo "diritto diseguale"
di GIUSEPPE D'AVANZO


L'asimmetria è manifesta. Se partecipo a una manifestazione di piazza e pochi o molti violenti scatenano una guerriglia urbana, anch'io, che pacificamente ho aderito all'iniziativa, sono responsabile per la polizia di quella guerriglia. Se, al contrario, ho addosso una divisa di poliziotto, il criterio che stringe in un solo nodo, con le stesse responsabilità, e i pacifici e i violenti non vale più. Anche se sono in servizio in una caserma dove si torturano gli arrestati, anche se sono nella stessa stanza a pochi metri da quel castigo ingiusto, non mi può essere attribuita la responsabilità dei trattamenti inumani inflitti da altri.

No, occorre che ogni gesto degradante (naturalmente provato) abbia un suo responsabile diretto (naturalmente identificato in modo inequivocabile). Una fortunata coincidenza ci mette sotto gli occhi, nelle stesse ore, gli esiti del nuovo "diritto diseguale". A Roma il procuratore generale della Cassazione definisce "deviata" una cultura poliziesca che, identificando una persona che partecipa a una manifestazione, le attribuisce "tutti i reati commessi durante la manifestazione" (è accaduto l'11 marzo 2006 a Milano, in Corso Buenos Aires, durante una manifestazione antifascista). A Genova diventano pubbliche le motivazioni per le torture della caserma di polizia di Bolzaneto durante i giorni del G8, tra il 20 e 22 luglio 2001. E si legge che - non c'è dubbio - le violenze, le umiliazioni consumate in quella caserma e "pienamente provate avrebbero potuto ricomprendersi nella nozione di "tortura" delle convenzioni internazionali". Ma in Italia quel reato non c'è e allora bisogna accontentarsi di descrivere quelle prepotenze come "condotte inumane e degradanti". Sono comportamenti "che hanno tradito il giuramento di fedeltà alle leggi della Repubblica italiana e alla Carta Costituzionale, inferto un vulnus gravissimo, oltre a coloro che ne sono stati vittime, anche alla dignità delle forze della polizia di Stato e della polizia penitenziaria e alla fiducia della quale detti Corpi devono godere nella comunità dei cittadini". Epperò, dall'accertamento delle condotte vessatorie "non discende automaticamente che, di quelle condotte, debbano necessariamente rispondere tutti gli imputati". Ne risponderanno individualmente soltanto i responsabili diretti. "Purtroppo la maggior parte di coloro che si sono resi direttamente responsabili delle vessazioni risultate provate in dibattimento è rimasta ignota. Scrivono i giudici: il limite di questo processo è rappresentato dal fatto che quei nomi, quelle facce, gli aguzzini non sono saltati fuori "per difficoltà oggettive, non ultima delle quali la scarsa collaborazione delle Forze di Polizia, originata, forse, da un malinteso "spirito di corpo"".


Non c'è dubbio che il procuratore generale della Cassazione e i giudici di Genova abbiano ragione: la responsabilità penale deve essere personale. C'è però una differenza non trascurabile: da un poliziotto ci si attende una leale collaborazione nell'accertamento dei fatti, non "spirito di corpo", non complicità, non omertà. Quei poliziotti, che hanno violato la Costituzione nelle vie di Genova, alla Diaz, a Bolzaneto avrebbero dovuto essere trascinati dinanzi al giudice dai loro stessi commilitoni. Al contrario, la storia dei processi di Genova è una parabola sempre uguale di connivenze, silenzi, reticenze, favoreggiamento, fughe dal processo come quella promossa proprio in questi giorni da un questore accusato di falsa testimonianza con l'allora capo della polizia Gianni De Gennaro. Se la polizia vuole finalmente chiudere con la verità una pagina di vergogna della sua storia, come ha promesso di fare il capo della polizia Antonio Manganelli, non ha che da rendere concreto il suo impegno accompagnandolo con l'agenda ragionevolmente proposta dal "Comitato verità e giustizia per Genova". Scuse formali dei vertici dello Stato alle vittime degli abusi e a tutti i cittadini; collocazione immediata dei condannati a ruoli che non comportino una relazione diretta con i cittadini; massima collaborazione con la magistratura per le inchieste ancora aperte. Da parte sua, il Parlamento discuta al più presto proposte di legge di "riforma" delle forze di polizia: l'obbligo per gli agenti in servizio di ordine pubblico di indossare codici d'identificazione; l'istituzione di un organismo indipendente cui denunciare eventuali abusi delle forze di sicurezza. Sono strumenti diffusi in molti paesi europei. Si può concordare che "l'esperienza di Genova dimostra che il nostro paese ne ha bisogno".
(28 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/c...ture-28nov.html



è assurdo quello che sta succedendo angry.gif

pensate che lo stesso avvocato difensore di troiani (quello delle molotov) condannato per i fatti della diaz ha detto circa così: è un'anomalia, hanno condannato il mio per la questione delle molotov ma nn hanno condannato nè chi gliel'ha date nè chi le ha prese dopo ohmy.gif

per i pochi manifestanti sotto processo invece le pene sono state altissime perchè sono stati cmq considerati come un'organizzazione che ha devastato e distrutto la città e questo reato prevede pene altissime
nn sarà così per le ffoo che vedranno cmq i reati cadere in prescrizione

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Processi_e_de...ai_manifestanti

(da notare come la reazione alla carica illeggitima delle ffoo sia stata considerata legittima e nn un reato, insomma chi ha reagito dopo essere stato attaccato dalle ffoo ha esercitato un suo diritto! sono stati considerati reati i danneggiamenti successivi, da notare come solo 1 sia stato condannato per lesioni e quindi violenza alla persona, gli altri sono stati condannati solo per violenza alle cose con pene che vanno fino a 16 anni ohmy.gif angry.gif )

Processo ai manifestanti [modifica]
Il 13 maggio 2005 l'avvocato Vittorio Colosimo annuncia la volontà di Placanica di presentarsi in aula per testimoniare sui fatti ("Mario Placanica risponderà a tutte le domande dei cento avvocati dei no global, del pubblico ministero e del presidente del tribunale. Dirà tutto quello che sa come ha fatto fin dall' inizio")[23].
Il 26 settembre 2005, durante l'udienza del processo contro i No Global, Placanica si avvale tuttavia della facoltà di non rispondere, concessagli, pur essendo chiamato come testimone e non come indagato, in quanto la sua posizione per la morte di Carlo Giuliani non era ancora stata archiviata in via definitiva.
Sempre relativamente al procedimento contro i manifestanti, il 24 maggio 2007 il giudice, su richiesta dell'avvocato difensore Ezio Menzione, ha accettato di ascoltare come testimone Mario Placanica per l'udienza del 1 giugno. Pochi giorni dopo l'avvocato ha sporto denuncia contro ignoti per aver ricevuto minacce di morte rimaste registrate nella segreteria telefonica: "Lasciate stare a Placanica [sic], sennò vi faremo saltare in aria".[24]. Lo stesso Placanica aveva ritrovato scritte con minacce di morte vicino alla sua abitazione alla fine dell'aprile 2007.
Il 14 dicembre 2007 24 manifestanti sono stati condannati a complessivi 110 anni di reclusione per i fatti del cosiddetto blocco nero e quelli di via Tolemaide. [25]Tra i condannati 10 sono stati giudicati responsabili di devastazione e saccheggio, altri 13 per danneggiamento, 1 per lesioni. [26]. Il reato di resistenza e' stato derubricato: la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, solo per tre imputati, ma non i danneggiamenti successivi). Riguardo carica e operato delle forze dell'ordine le testimonianze di due funzionari dei carabinieri e due funzionari della polizia (Antonio Bruno, Mario Mondelli, Paolo Faedda e Angelo Gaggiano) sono state trasmesse ai pubblici ministeri per valutare l'ipotesi di un'accusa per falsa testimonianza (avrebbero riportato nelle loro descrizioni fatti rivelatisi non veri per giustificare il loro operato). [27]
daitan
qui c'è il trailer di

''Fare un golpe e farla franca''
(25 novembre 2008)
E' il titolo del film inchiesta di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani sui fatti del G8 di Genova del 2001


http://tv.repubblica.it/italia/fare-un-gol...nca/26653?video
daitan
Travisati
Carta
[28 Novembre 2008]

Non è un fatto usuale che il procuratore generale della Corte di Cassazione critichi i metodi di indagine della polizia, com’è avvenuto ieri nel processo a carico di 16 persone, accusate di devastazione, saccheggio e altri reati «consumati» a marzo del 2006. Una manifestazione antifascista autorizzata, in corso Buenos Aires, a Milano, per impedire un raduno di Fiamma tricolore, finì con scontri tra alcune centinaia di persone le forze dell’ordine. La critica del pg Alfredo Montagna tocca un punto nevralgico delle indagini: «La polizia ha una cultura deviata delle indagini, perché pensa che identificare una persona che partecipa a una manifestazione consenta, poi, di attribuirle tutti i reati commessi nell’ambito della stessa manifestazione». E’ quanto è stato fatto, per esempio, durante il processo contro la Rete del sud ribelle, a Cosenza. La Cassazione ha confermato le condanne contro i sedici imputati e tuttavia, le parole del pg aprono, finalmente, un varco importante nell’approccio giudiziario alle proteste di piazza. Anche perché evidenziano una contraddizione tra il processo milanese e quelli in corso a Genova. La difesa dei poliziotti imputati del blitz alla Diaz, così come quella di alcuni agenti imputati per le torture di Bolzaneto, ha sostenuto che non è possibile attribuire una condotta generica, ma che si debbano individuare i «reati» precisi, identificando i responsabili. Giusto. Ma la teoria si trasforma, nella pratica, in un’applicazione ineguale del diritto: perché un manifestante «travisato» è già colpevole, mentre gli agenti non sono identificabili senza numero di matricola sulla tenuta antisommossa. Istituzionalmente anonimi, diventano impunibili.

http://www.carta.org/editoriali/15954
daitan
riguardo gli abusi della polizia ecco l'ennesimo caso per fortuna scoperto grazie alle riprese di una telecamera
ma quanti casi di abusi nn si scoprono perchè la parola di un poliziotto vale molto di più di quella di un'altra persona? quando verranno puniti gli agenti che abusano del ruolo in modo da dare esempio ai giovani che entrano nelle ffoo che quei comportamenti nn sono accettati in un corpo dello stato??

Bologna. Quattro poliziotti, inchiodati da una videocamera, indagati per abusi e violenze su giovani Rom

Bologna, 25 Novembre 2008. Le organizzazioni per i diritti umani raccolgono ogni anno decine e decine di segnalazioni di abusi e violenze perpetrate da agenti delle forze dell'ordine nei confronti di bambini, donne e uomini di etnia Rom. Il caso di Stelian Covaciu e della sua famiglia, picchiati e intimiditi da agenti di polizia a Milano, non è certo un episodio isolato. La sola differenza, rispetto a tanti altri eventi simili e anche più gravi, risiede nel fatto che Stelian ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, subendo conseguenze terrificanti, perché gli agenti sono tornati a cercarlo più e più volte, costringendolo a fuggire insieme ai suoi cari, come animali braccati. Personalmente, ho assistito a episodi di brutalità incredibile, durante sgomberi e operazioni di pubblica sicurezza. In quei casi, sono sempre riuscito a fermare gli agenti violenti, frapponendomi a fare da scudo alle vittime con il mio corpo e ricordando, nello stesso tempo, agli aguzzini il loro giuramento di "servire e proteggere" e le possibili conseguenze delle loro azioni.


Il mio gruppo ha presentato prove e testimonianze di abusi polizieschi alle autorità dell'Unione europea, essendo purtroppo costume di quelle italiane coprire i misfatti degli uomini in divisa, anziché stigmatizzarle e punirle, come sarebbe necessario per salvaguardare l'integrità delle istituzioni di pubblica sicurezza.
A Bologna quattro poliziotti del Reparto Mobile sono da oggi oggetto di indagine da parte del pm Antonello Gustapane per arresto illegale, calunnia, falso ideologico, lesioni aggravate e frode processuale. Le accuse riguardano una rissa con tre Rom davanti a una discoteca di Casalecchio di Reno, nella notte tra il 7 e l'8 ottobre 2008. In genere la parola dagli agenti, in questi frangenti, è legge e gli sfortunati Rom che cadono nella loro trappola subiscono pestaggi e condanne per direttissima, spesso a pesanti pene detentive, nonostante siano completamente innocenti. In questa occasione, però, si è verificata una coincidenza tanto rara quanto preziosa: il filmato registrato da una telecamera, infatti, dimostra al di là di ogni dubbio che i Rom non avevano effettuato alcuna rapina né aggredito nessuno, al contrario di quanto verbalizzato dagli agenti. Lieto fine - salvo nuovi insabbiamenti - di un caso (questo caso) su cento, perché in genere gli agenti violenti si assicurano di non essere videoripresi, quando commettono i loro abusi. In quest'occasione, però, comunque vada a finire, almeno i tre Rom iniquamente accusati di un grave reato non subiranno l'ennesima ingiustizia. R.M.

http://www.annesdoor.com/news.html
daitan
annunciato il ricorso da parte dellaprocura di genova per i fatti di bolzaneto:

Genova | 11 gennaio 2009
Pestaggio per motivi politici, la Procura di Genova fa appello per i fatti di Bolzaneto


Polizia in azione a Genova
La Procura di Genova ha presentato appello al processo sui fatti della caserma di Bolzaneto durante il G8 sostenendo tra l'altro una matrice politica delle azioni delle forze dell'ordine che si sarebbero mosse spinte da 'futili motivi'.

Come riporta oggi La Repubblica, i pm sostengono che "le azioni illegali" delle forze dell'ordine erano dirette "al disprezzo, all'umiliazione e alla vessazione" delle vittime "per la loro appartenenza ideologica e per le loro caratteristiche particolari di abbigliamento e di capigliatura".

Il processo di primo grado si e' chiuso la scorsa estate con la condanna di 15 dei 45 imputati, tra funzionari di polizia, agenti, guardie carcerari e medici. I pm hanno presentato appello ieri nonostante il mese prossimo scatti la prescrizione per reati commessi oltre sette anni fa.

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=100287
daitan
incredibile! lo stato è senza vergogna angry.gif angry.gif

L'Avvocatura spera in uno sconto sul rimborso di due milioni di euro stabilito dai giudici
Sconcerto tra i legali delle parti civili, sono 142 le vittime aventi diritti al pagamento dei danni

Bolzaneto, lo Stato rifiuta i risarcimenti
ricorso contro la condanna degli agenti del G8

di MASSIMO CALANDRI



GENOVA - Dopo aver chiesto ufficialmente scusa per i soprusi e le violenze commesse dai propri uomini nella caserma di Bolzaneto, lo Stato italiano si rifiuta di risarcire le vittime. Attraverso la propria Avvocatura ha infatti appellato la sentenza del luglio scorso, che condannava funzionari di polizia, agenti e guardie carcerarie a pene minime e ad un risarcimento - in solido con i Ministeri di appartenenza - di circa due milioni di euro. Non è un'istanza scontata, quella presentata nei giorni scorsi alla Corte d'Appello di Genova: c'è la concreta possibilità di ribaltare il verdetto - è scritto nelle 15 pagine depositate - e allora perché mettere mano al portafogli col rischio di non vedersi più restituire il denaro?

Una tesi clamorosa che ha provocato sconcerto e polemica tra i legali delle parti civili. A quasi otto anni dalle "torture" - parola ribadita dai giudici motivando la loro decisione - le centinaia di persone passate per il carcere del G8 attendevano almeno un anticipo sulla somma loro dovuta. Quella che tecnicamente viene definita provvisionale. Ma lo Stato, pur riconoscendo che i no-global nel luglio 2001 subirono "vergognose vessazioni", non ci sta. Penalmente sa bene che la prescrizione tra qualche giorno cancellerà tutto. Sul piano civile, confida in un verdetto ancora migliore di quello dell'estate passata: "Il favorevole esito dell'impugnativa proposta - scrivono gli Avvocati dello Stato, Matilde Pugliaro e Giuseppe Novaresi - imporrebbe quindi un recupero di quanto indebitamente versato che, in mancanza di garanzie reali, e vista la molteplicità dei destinatari - molti dei quali, oltretutto, residenti in differenti Stati - rischierebbe di non andare a buon fine".

Vale la pena di ricordare che la provvisionale, suddivisa tra 142 aventi diritto, ammonta a circa un milione di euro. Nell'appello vengono denunciate anche la "contraddittorietà intrinseca del dispositivo" e la "assenza di correlazione tra dispositivo e motivazione".

Sei mesi fa Renato Delucchi, presidente della terza sezione del tribunale, aveva condannato 15 dei 45 imputati a 23 anni e 9 mesi di reclusione, meno di un terzo rispetto a quanto simbolicamente chiesto dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. I giudici avevano di fatto riconosciuto l'esistenza a Bolzaneto di un "campo", ammettendo la sconfitta della giustizia italiana: costretti ad applicare le leggi a disposizione, che non disciplinano il reato di tortura, avevano escluso il dolo e l'aggravante dei "futili motivi". Alla vigilia della sentenza l'Avvocatura si era rivolta alle 252 persone passate per la "prigione temporanea": "Sentiamo il dovere di esprimere le doverose scuse, che provengono direttamente dallo Stato italiano - avevano ribadito in aula Matilde Pugliaro e Giuseppe Novaresi -. Nei giorni del G8 sono state poste le premesse perché in un luogo carcerario si esasperasse una concezione totalitaria del rapporto tra individui".

Addirittura era stato negato il "nesso organico" tra gli imputati e la pubblica amministrazione: poliziotti, carabinieri e guardie non potevano più essere considerati "servitori dello Stato". E lo Stato non si sentiva dunque più responsabile per gli atti da loro commessi. Una tesi che però il tribunale non aveva accolto, condannando anche i ministeri al pagamento dei danni.
(27 gennaio 2009)

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/c...sarcimenti.html
Flippy
Tecniche di interrogatorio al massimo, non tortura... le usano anche gli americani.
daitan
quote (Flippy @ 27 Jan 2009, 15:06 )
Tecniche di interrogatorio al massimo, non tortura... le usano anche gli americani.


*



esistono delle regole internazionali che stabiliscono cosa è tortura e cosa no
a bolzaneto anche i giudici hanno riconosciuto che c'è stata tortura ma in italia nn c'è la legge che la punisce
anche a guantanamo è stato stabilito che si tratta di tortura e sono secoli (dai tempi dell'inquisizione) che si sa che le informazioni estorte con la tortura sono assolutamente inaffidabile oltre che disumane
Flippy
quote (daitan @ 27 Jan 2009, 20:31 )
quote (Flippy @ 27 Jan 2009, 15:06 )
Tecniche di interrogatorio al massimo, non tortura... le usano anche gli americani.


*



esistono delle regole internazionali che stabiliscono cosa è tortura e cosa no
a bolzaneto anche i giudici hanno riconosciuto che c'è stata tortura ma in italia nn c'è la legge che la punisce
anche a guantanamo è stato stabilito che si tratta di tortura e sono secoli (dai tempi dell'inquisizione) che si sa che le informazioni estorte con la tortura sono assolutamente inaffidabile oltre che disumane


*


A Guantanamo è un tipo di tortura raffinata che non ti fa dire quello che non sai. E, tra l'altro, non è nemmeno tortura fisica... in taluni casi... ad ogni modo non mi piace la tortura, ma a bolzaneto fu una necessità immagino. Anche perchè... dopo essere presi per il sedere per ore, dopo aver subito il lancio di sassi e altra robaccia... quando ti capita uno di quelli tra le mani... non vedi l'ora di mettergliele addosso.
daitan
nemmeno di questo parla nessuno: bocciato l'emendamento che doveva introdurre il reato di tortura seguendo le direttive della comunità europea angry.gif angry.gif


Diritto di tortura
Patrizio Gonnella
[4 Febbraio 2009]

Nei giorni in cui il presidente degli Stati uniti d’America BarackObama decide di bandire la tortura negli Usa, il Senato ha bocciato a scrutinio segreto l’emendamento al disegno di legge sulla sicurezza che avrebbe introdotto il crimine di tortura nel codice penale italiano. L’emendamento era statoi presentato dai senatori del Partito radicale, e tentatva di introdurre un elemento di civilità: il principio della sicurezza anche per i cittadini arrestati. Un voto vergognoso e indecente lo ha bocciato. Il governo, per voce del sottosegretario Alfredo Mantovano – ha dato parere contrario. E’ la prima volta che c’è un voto sulla tortura. Fino ad adesso, non c’era mai stato un voto contrariuo all’introduzione di questo reato. Si sperava che almeno il voto segreto avrebbe permesso che qualcuno della maggioranza di destra non obedisse agli ordini di scuderia e votasse a favore. Nulla di tutto ciò, giusto qualche astensione in più.
Adesso, denunceremo il governo italiano agli organismi internazionali. Da ventidue anni esiste l’obbligo di introdurre nel nostro codice penale il crimine di tortura, ossia da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni unite che ci obbliga in tale direzione, ci obbliga a perseguire con una afttispecia di reato precisa chiunque si renda colpevole di tortura. Quella del governo è una inadempienza gravissima e pericolosissima.
Poi non ci si lamenti se grandi democrazie come quella francese si preoccupano dello stato del diritto e dei diritti umani in Italia. Coloro che hanno votato contro dovrebbero ora avere il coraggio di dirlo esplicitamente e di assumersi le proprie responsabilità di fronte all’Europa e alle Nazioni unite.
Un voto di questo genere ci allontana dalle democrazie occidentali e ci avvicina ai regimi fascisti.

dal giornale carta
daitan
insomma, secondo i giudici le forze dell'ordine si sono sentiti liberi di compiere quel massacro perchè certi della loro impunità.... e purtroppo è proprio questo che è successo

da notare poi come i giudici scrivano che le indagini della polizia sulla polizia (!!!) siano state "distaccate".... eppure viene accettato come cosa normale, nessuna sanzione disciplinare colpisce chi ha evitato di aprofondire le indagini dry.gif

per la cronaca: 2 dei condannati sono stati da poco arrestati a genova per traffico di stupefacenti, tra i loro clienti altri 10 poliziotti che assumevano droga anche in servizio


G8 2001: violenza e senso dell’impunità
Alla Diaz: «Pestaggi disumani»
10 febbraio 2009| Marcello Zinola



L’irruzione nella scuola del Social Forum fu ingiustificata e violenta, ma non frutto di un complotto o una spedizione punitiva. Sui vertici della Polizia solo indizi, ma non prova certa o consapevolezza. Indagini “tiepide” della Polizia. Senso dell’impunità e violenza: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza»
Non ci fu un complotto contro gli occupanti (arrestati, in 93, pestati a sangue, due in fin di vita per alcuni giorni, uno con la milza spappolata, una sessantina i ricoverati in ospedale poi accusati di associazione a delinquere, assolti in istruttoria) la Diaz mentre erano nel sonno la notte dell’ultimo giorno del G8 del 2001 a Genova.


Ma la polizia si macchiò di violenze inaccettabili in uno stato di diritto godendo, nei fatti, di una sorta di impunità dimostrata poi dal “distacco” con cui la stessa polizia seguì le indagini, offrendo l’impressione di non volere andare a fondo. Al di là delle affermazioni che, in una lettera aperta , fece l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro (oggi sotto processo a Genova per la vicenda delle deposizioni ritenute falsate nell’indagine sul G8) in merito alle garanzie su una indagine interna e amministrativa e di piena collaborazione con la magistratura.


Insomma a leggere le 400 pagine di motivazioni della sentenza sull’irruzione alla Diaz (16 condanne, 13 assoluzioni) nella scuola Diaz sede del Genoa Social Forum e nel vicino Press Center che ospitava anche il Legal Forum con la distruzione di computer archivi e altro emerge questa sintesi: le violenze nella scuola-dormitorio non furono figlie di «un complotto in danno degli occupanti», o la caratteristica di una «spedizione punitiva», «di rappresaglia».

La sentenza assolse tra gli altri i vertici della Polizia, e in particolare Giovanni Luperi ex vicedirettore Ucigos e Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco con 13 condanne (unico vertice sanzionato, il responsabile del reparto mobile di Roma, Canterini), per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione.

Cosa dicono i giudici? «A parte la carenza di prove concrete appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l’accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori della polizia (....) I dirigenti - per i giudici, era possibile - fossero convinti che l’operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l’arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti».


I tre dirigenti nazionali , La Barbera (deceduto nel corso dle processo ndr), Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i giornalisti se non avessero avuto tale certezza anche se poi i tentativi di depistaggio - mai oggetto di alcune indagine specifica - ebbero come protagonista proprio l’ufficio stampa del ministero già nelle prime ore successive all’operazione quando vennero definite come tracce di pomodoro le macchie di sangue, ferite pregresse quelle riportate dai 63 ricoverati, culminate con l’esibizione delle due molotov durante na conferenza stampa in cui vennero vietate le domande e la polizia si limitò a leggere uno scorsno comunicato stampa con l’allora portavoce della Questura di Genova, assistita dal principale responsabile della comunicazione ministeriale, Robero Sgalla.

Sulle violenze i giudici scrivono anche, in tema di certezza della impunità , che «se non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressochè contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati. La violenza quindi si giustifica con la certezza dell’impunità: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità». Un concetto quella della impunità e delle indagini tiepide dei vertici sottolineate anche nelle motivazioni della sentenza sul carcere provvisorio realizzato nella caserma del reparto mobile di Bolzaneto.

Per i giudici non ci sono prove che l’ex direttore dello Sco Francesco Gratteri e l’ex direttore dell’Ucigos Giovanni Luperi (entrambi assolti) fossero consapevoli di quanto stava avvenendo nella scuola Diaz, mentre il comportamento omissivo e il silenzio sulle violenze degli agenti del VII nucleo, di Vincenzo Canterini (ex dirigente reparto mobile di Roma, condannato a quattro anni) e di Michelangelo Fournier (ex vice dirigente reparto mobile di Roma, condannato a due anni) confermano l’esistenza di una sorta di accordo volto a garantire l’impunità di questi ultimi in caso di comportamenti illeciti e violenti.

È quanto si spiega nella motivazione della sentenza per l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del 2001. «Non può ritenersi provato che Luperi abbia assistito alla fase iniziale dell’aggressione e agli atti di violenza e non può escludersi che, come da lui dichiarato, possa aver ritenuto che gli agenti stessero terminando una legittima operazione per superare un atto di resistenza», scrivono i giudici che rilevano analoghe osservazioni rispetto a Gratteri e sottolineano come «la situazione, dopo giorni di violenze e di `guerriglia urbana´, era tale che nulla era più in grado di stupire o essere giudicato secondo criteri logici o normali».


Le indagini della polizia? Distaccate. I giudici evidenziano «Un atteggiamento di distacco» da parte della polizia «nell’individuare gli autori delle violenze alla Diaz e nell’accertare le singole responsabilità, ha contribuito ad avvalorare la sensazione di una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità di maggiore importanza che seppure infondata o comunque rimasta del tutto sfornita di prove ha caratterizzato negativamente tutto il procedimento sotto il profilo probatorio».

Nel documento si citano esempi di questo atteggiamento , come «la mancata identificazione dell’agente con la coda di cavallo; l’invio al pm per la loro identificazione delle foto dei funzionari all’atto del loro ingresso in polizia anzichè quelle recenti; il fatto che per individuare gli agenti entrati alla Diaz si sia dovuti ricorrere ad indagini peritale».

«La giustificazione di un simile atteggiamento - scrivono i giudici - potrebbe rinvenirsi in un malinteso senso di tutela dell’onore dell’istituzione, come del resto dichiarato da Fournier nel giustificarsi per non aver subito riferito l’aggressione a cui aveva assistito». Inoltre, si osserva: «la mancata individuazione delle singole responsabilità potrebbe ledere l’onore di tutta la polizia». La scure del ministero cala sui precari della scuola: ventimila docenti in meno negli ultimi due anni, altri 28 mila entro dicembre. Una ricerca che la Uil Scuola ha condotto sull’andamento dei precari della scuola negli ultimi cinque anni, profila un futuro nero.


Una parte preponderante delle motivazioni della sentenza - emessa lo scorso 13 novembre - è dedicata al capitolo delle “false” molotov, attribuite agli arrestati e pestati, poi tutti assolti. I giudici parlano di «grande confusione» e concludono l’analisi dicendo che la firma sui verbali avvenne, «ma non erano consapevoli di quanto accaduto».

Importanti i paragrafi sul livello di violenza tenuto dalle forze dell’ordine. «Quanto accadde all’interno della scuola Diaz Pertini - scrivono ancora i giudici - fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola ed ogni previsione normativa, anche se fu disposta in presenza dei presupposti di legge». Ancora: «Quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio scolastico con numerosi feriti, di cui diversi anche gravi, al punto da indurre lo stesso imputato Fournier a paragonare la situazione ad una “macelleria messicana” appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità, anche se in situazioni di particolare stress».

dal secolo XIX
acquaristica
quote (daitan @ 11 Feb 2009, 18:48 )
insomma, secondo i giudici le forze dell'ordine si sono sentiti liberi di compiere quel massacro perchè certi della loro impunità.... e purtroppo è proprio questo che è successo

da notare poi come i giudici scrivano che le indagini della polizia sulla polizia (!!!) siano state "distaccate".... eppure viene accettato come cosa normale, nessuna sanzione disciplinare colpisce chi ha evitato di aprofondire le indagini  dry.gif

per la cronaca: 2 dei condannati sono stati da poco arrestati a genova per traffico di stupefacenti, tra i loro clienti altri 10 poliziotti che assumevano droga anche in servizio


G8 2001: violenza e senso dell’impunità
Alla Diaz: «Pestaggi disumani»
10 febbraio 2009| Marcello Zinola



L’irruzione nella scuola del Social Forum fu ingiustificata e violenta, ma non frutto di un complotto o una spedizione punitiva. Sui vertici della Polizia solo indizi, ma non prova certa o consapevolezza. Indagini “tiepide” della Polizia. Senso dell’impunità e violenza: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza»
Non ci fu un complotto contro gli occupanti (arrestati, in 93, pestati a sangue, due in fin di vita per alcuni giorni, uno con la milza spappolata, una sessantina i ricoverati in ospedale poi accusati di associazione a delinquere, assolti in istruttoria) la Diaz mentre erano nel sonno la notte dell’ultimo giorno del G8 del 2001 a Genova.


Ma la polizia si macchiò di violenze inaccettabili  in uno stato di diritto godendo, nei fatti, di una sorta di impunità dimostrata poi dal “distacco” con cui la stessa polizia seguì le indagini, offrendo l’impressione di non volere andare a fondo. Al di là delle affermazioni che, in una lettera aperta , fece l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro (oggi sotto processo a Genova per la vicenda delle deposizioni ritenute falsate nell’indagine sul G8) in merito alle garanzie su una indagine interna e amministrativa e di piena collaborazione con la magistratura.


Insomma a leggere le 400 pagine di motivazioni della sentenza sull’irruzione alla Diaz (16 condanne, 13 assoluzioni) nella scuola Diaz sede del Genoa Social Forum e nel vicino Press Center che ospitava anche il Legal Forum con la distruzione di computer archivi e altro emerge questa sintesi: le violenze nella scuola-dormitorio non furono figlie di «un complotto in danno degli occupanti», o la caratteristica di una «spedizione punitiva», «di rappresaglia».

La sentenza assolse tra gli altri i vertici della Polizia, e in particolare Giovanni Luperi ex vicedirettore Ucigos e Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco con 13 condanne (unico vertice sanzionato, il responsabile del reparto mobile di Roma, Canterini), per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione.

Cosa dicono i giudici? «A parte la carenza di prove concrete appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l’accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori della polizia (....) I dirigenti - per i giudici, era possibile - fossero convinti che l’operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l’arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti».


I tre dirigenti nazionali , La Barbera (deceduto nel corso dle processo ndr), Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i giornalisti se non avessero avuto tale certezza anche se poi i tentativi di depistaggio - mai oggetto di alcune indagine specifica - ebbero come protagonista proprio l’ufficio stampa del ministero già nelle prime ore successive all’operazione quando vennero definite come tracce di pomodoro le macchie di sangue, ferite pregresse quelle riportate dai 63 ricoverati, culminate con l’esibizione delle due molotov durante na conferenza stampa in cui vennero vietate le domande e la polizia si limitò a leggere uno scorsno comunicato stampa con l’allora portavoce della Questura di Genova, assistita dal principale responsabile della comunicazione ministeriale, Robero Sgalla.

Sulle violenze i giudici scrivono anche, in tema di certezza della impunità , che «se non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressochè contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati. La violenza quindi si giustifica con la certezza dell’impunità: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità». Un concetto quella della impunità e delle indagini tiepide dei vertici sottolineate anche nelle motivazioni della sentenza sul carcere provvisorio realizzato nella caserma del reparto mobile di Bolzaneto.

Per i giudici non ci sono prove che l’ex direttore dello Sco Francesco Gratteri e l’ex direttore dell’Ucigos Giovanni Luperi (entrambi assolti) fossero consapevoli  di quanto stava avvenendo nella scuola Diaz, mentre il comportamento omissivo e il silenzio sulle violenze degli agenti del VII nucleo, di Vincenzo Canterini (ex dirigente reparto mobile di Roma, condannato a quattro anni) e di Michelangelo Fournier (ex vice dirigente reparto mobile di Roma, condannato a due anni) confermano l’esistenza di una sorta di accordo volto a garantire l’impunità di questi ultimi in caso di comportamenti illeciti e violenti.

È quanto si spiega nella motivazione della sentenza per l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del 2001. «Non può ritenersi provato che Luperi abbia assistito alla fase iniziale dell’aggressione e agli atti di violenza e non può escludersi che, come da lui dichiarato, possa aver ritenuto che gli agenti stessero terminando una legittima operazione per superare un atto di resistenza», scrivono i giudici che rilevano analoghe osservazioni rispetto a Gratteri e sottolineano come «la situazione, dopo giorni di violenze e di `guerriglia urbana´, era tale che nulla era più in grado di stupire o essere giudicato secondo criteri logici o normali».


Le indagini della polizia? Distaccate.  I giudici evidenziano «Un atteggiamento di distacco» da parte della polizia «nell’individuare gli autori delle violenze alla Diaz e nell’accertare le singole responsabilità, ha contribuito ad avvalorare la sensazione di una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità di maggiore importanza che seppure infondata o comunque rimasta del tutto sfornita di prove ha caratterizzato negativamente tutto il procedimento sotto il profilo probatorio».

Nel documento si citano esempi di questo atteggiamento , come «la mancata identificazione dell’agente con la coda di cavallo; l’invio al pm per la loro identificazione delle foto dei funzionari all’atto del loro ingresso in polizia anzichè quelle recenti; il fatto che per individuare gli agenti entrati alla Diaz si sia dovuti ricorrere ad indagini peritale».

«La giustificazione di un simile atteggiamento  - scrivono i giudici - potrebbe rinvenirsi in un malinteso senso di tutela dell’onore dell’istituzione, come del resto dichiarato da Fournier nel giustificarsi per non aver subito riferito l’aggressione a cui aveva assistito». Inoltre, si osserva: «la mancata individuazione delle singole responsabilità potrebbe ledere l’onore di tutta la polizia». La scure del ministero cala sui precari della scuola: ventimila docenti in meno negli ultimi due anni, altri 28 mila entro dicembre. Una ricerca che la Uil Scuola ha condotto sull’andamento dei precari della scuola negli ultimi cinque anni, profila un futuro nero.


Una parte preponderante delle motivazioni della sentenza  - emessa lo scorso 13 novembre - è dedicata al capitolo delle “false” molotov, attribuite agli arrestati e pestati, poi tutti assolti. I giudici parlano di «grande confusione» e concludono l’analisi dicendo che la firma sui verbali avvenne, «ma non erano consapevoli di quanto accaduto».

Importanti i paragrafi sul livello di violenza tenuto dalle forze dell’ordine.  «Quanto accadde all’interno della scuola Diaz Pertini - scrivono ancora i giudici - fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola ed ogni previsione normativa, anche se fu disposta in presenza dei presupposti di legge». Ancora: «Quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio scolastico con numerosi feriti, di cui diversi anche gravi, al punto da indurre lo stesso imputato Fournier a paragonare la situazione ad una “macelleria messicana” appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità, anche se in situazioni di particolare stress».

dal secolo XIX


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blink.gif blink.gif blink.gif sei sadomaso blink.gif blink.gif blink.gif
daitan
quote (daitan @ 11 Feb 2009, 19:48 )
insomma, secondo i giudici le forze dell'ordine si sono sentiti liberi di compiere quel massacro perchè certi della loro impunità.... e purtroppo è proprio questo che è successo

da notare poi come i giudici scrivano che le indagini della polizia sulla polizia (!!!) siano state "distaccate".... eppure viene accettato come cosa normale, nessuna sanzione disciplinare colpisce chi ha evitato di aprofondire le indagini  dry.gif

per la cronaca: 2 dei condannati sono stati da poco arrestati a genova per traffico di stupefacenti, tra i loro clienti altri 10 poliziotti che assumevano droga anche in servizio


G8 2001: violenza e senso dell’impunità
Alla Diaz: «Pestaggi disumani»
10 febbraio 2009| Marcello Zinola



L’irruzione nella scuola del Social Forum fu ingiustificata e violenta, ma non frutto di un complotto o una spedizione punitiva. Sui vertici della Polizia solo indizi, ma non prova certa o consapevolezza. Indagini “tiepide” della Polizia. Senso dell’impunità e violenza: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza»
Non ci fu un complotto contro gli occupanti (arrestati, in 93, pestati a sangue, due in fin di vita per alcuni giorni, uno con la milza spappolata, una sessantina i ricoverati in ospedale poi accusati di associazione a delinquere, assolti in istruttoria) la Diaz mentre erano nel sonno la notte dell’ultimo giorno del G8 del 2001 a Genova.


Ma la polizia si macchiò di violenze inaccettabili  in uno stato di diritto godendo, nei fatti, di una sorta di impunità dimostrata poi dal “distacco” con cui la stessa polizia seguì le indagini, offrendo l’impressione di non volere andare a fondo. Al di là delle affermazioni che, in una lettera aperta , fece l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro (oggi sotto processo a Genova per la vicenda delle deposizioni ritenute falsate nell’indagine sul G8) in merito alle garanzie su una indagine interna e amministrativa e di piena collaborazione con la magistratura.


Insomma a leggere le 400 pagine di motivazioni della sentenza sull’irruzione alla Diaz (16 condanne, 13 assoluzioni) nella scuola Diaz sede del Genoa Social Forum e nel vicino Press Center che ospitava anche il Legal Forum con la distruzione di computer archivi e altro emerge questa sintesi: le violenze nella scuola-dormitorio non furono figlie di «un complotto in danno degli occupanti», o la caratteristica di una «spedizione punitiva», «di rappresaglia».

La sentenza assolse tra gli altri i vertici della Polizia, e in particolare Giovanni Luperi ex vicedirettore Ucigos e Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco con 13 condanne (unico vertice sanzionato, il responsabile del reparto mobile di Roma, Canterini), per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione.

Cosa dicono i giudici? «A parte la carenza di prove concrete appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l’accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori della polizia (....) I dirigenti - per i giudici, era possibile - fossero convinti che l’operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l’arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti».


I tre dirigenti nazionali , La Barbera (deceduto nel corso dle processo ndr), Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i giornalisti se non avessero avuto tale certezza anche se poi i tentativi di depistaggio - mai oggetto di alcune indagine specifica - ebbero come protagonista proprio l’ufficio stampa del ministero già nelle prime ore successive all’operazione quando vennero definite come tracce di pomodoro le macchie di sangue, ferite pregresse quelle riportate dai 63 ricoverati, culminate con l’esibizione delle due molotov durante na conferenza stampa in cui vennero vietate le domande e la polizia si limitò a leggere uno scorsno comunicato stampa con l’allora portavoce della Questura di Genova, assistita dal principale responsabile della comunicazione ministeriale, Robero Sgalla.

Sulle violenze i giudici scrivono anche, in tema di certezza della impunità , che «se non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressochè contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati. La violenza quindi si giustifica con la certezza dell’impunità: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità». Un concetto quella della impunità e delle indagini tiepide dei vertici sottolineate anche nelle motivazioni della sentenza sul carcere provvisorio realizzato nella caserma del reparto mobile di Bolzaneto.

Per i giudici non ci sono prove che l’ex direttore dello Sco Francesco Gratteri e l’ex direttore dell’Ucigos Giovanni Luperi (entrambi assolti) fossero consapevoli  di quanto stava avvenendo nella scuola Diaz, mentre il comportamento omissivo e il silenzio sulle violenze degli agenti del VII nucleo, di Vincenzo Canterini (ex dirigente reparto mobile di Roma, condannato a quattro anni) e di Michelangelo Fournier (ex vice dirigente reparto mobile di Roma, condannato a due anni) confermano l’esistenza di una sorta di accordo volto a garantire l’impunità di questi ultimi in caso di comportamenti illeciti e violenti.

È quanto si spiega nella motivazione della sentenza per l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del 2001. «Non può ritenersi provato che Luperi abbia assistito alla fase iniziale dell’aggressione e agli atti di violenza e non può escludersi che, come da lui dichiarato, possa aver ritenuto che gli agenti stessero terminando una legittima operazione per superare un atto di resistenza», scrivono i giudici che rilevano analoghe osservazioni rispetto a Gratteri e sottolineano come «la situazione, dopo giorni di violenze e di `guerriglia urbana´, era tale che nulla era più in grado di stupire o essere giudicato secondo criteri logici o normali».


Le indagini della polizia? Distaccate.  I giudici evidenziano «Un atteggiamento di distacco» da parte della polizia «nell’individuare gli autori delle violenze alla Diaz e nell’accertare le singole responsabilità, ha contribuito ad avvalorare la sensazione di una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità di maggiore importanza che seppure infondata o comunque rimasta del tutto sfornita di prove ha caratterizzato negativamente tutto il procedimento sotto il profilo probatorio».

Nel documento si citano esempi di questo atteggiamento , come «la mancata identificazione dell’agente con la coda di cavallo; l’invio al pm per la loro identificazione delle foto dei funzionari all’atto del loro ingresso in polizia anzichè quelle recenti; il fatto che per individuare gli agenti entrati alla Diaz si sia dovuti ricorrere ad indagini peritale».

«La giustificazione di un simile atteggiamento  - scrivono i giudici - potrebbe rinvenirsi in un malinteso senso di tutela dell’onore dell’istituzione, come del resto dichiarato da Fournier nel giustificarsi per non aver subito riferito l’aggressione a cui aveva assistito». Inoltre, si osserva: «la mancata individuazione delle singole responsabilità potrebbe ledere l’onore di tutta la polizia». La scure del ministero cala sui precari della scuola: ventimila docenti in meno negli ultimi due anni, altri 28 mila entro dicembre. Una ricerca che la Uil Scuola ha condotto sull’andamento dei precari della scuola negli ultimi cinque anni, profila un futuro nero.


Una parte preponderante delle motivazioni della sentenza  - emessa lo scorso 13 novembre - è dedicata al capitolo delle “false” molotov, attribuite agli arrestati e pestati, poi tutti assolti. I giudici parlano di «grande confusione» e concludono l’analisi dicendo che la firma sui verbali avvenne, «ma non erano consapevoli di quanto accaduto».

Importanti i paragrafi sul livello di violenza tenuto dalle forze dell’ordine.  «Quanto accadde all’interno della scuola Diaz Pertini - scrivono ancora i giudici - fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola ed ogni previsione normativa, anche se fu disposta in presenza dei presupposti di legge». Ancora: «Quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio scolastico con numerosi feriti, di cui diversi anche gravi, al punto da indurre lo stesso imputato Fournier a paragonare la situazione ad una “macelleria messicana” appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità, anche se in situazioni di particolare stress».

dal secolo XIX


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visto che si parla nuovamente di G8 riporto in evidenza questo 3d
ielauriv
quote (daitan @ 27 Nov 2008, 22:28 )
in italia non esiste il reato di tortura e così, quelli dei giudici sono stati definiti torturatori, sono stati condannati per reati molto più lievi  angry.gif  angry.gif



Le motivazioni della sentenza sul "carcere speciale" del G8 di Genova
"I giudici non possono essere influenzate dal clima politico"

A Bolzaneto fu tortura
"ma in Italia non esiste"

di MARCO PREVE


GENOVA - A Bolzaneto i detenuti vennero torturati, le testimonianze delle vittime furono circostanziate e addirittura "prudenti", ma i giudici devono condannare in base a condotte criminose per delineate, che non possono essere influenzate dal clima politico. E' questa in sostanza, e ad una prima lettura delle 441 pagine, il succo delle motivazioni della sentenza sul processo di Bolzaneto.

La sentenza, quest'estate aveva deluso chi si aspettava condanne esemplari per la vergogna del carcere speciale del G8 bollato come luogo di torutra da Amnesty international. Il tribunale presieduto da Renato De Lucchi pronunciò una sentenza di condanna per 15 persone e 30 assoluzioni, comminando pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali .

Nelle motivazioni i giudici spiegano che "la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)".

E più avanti sottolineano che "anche in questo processo, quantunque celebrato in un'atmosfera caratterizzata da forti contrapposizioni politico-ideologiche sia sui mezzi di informazione che nell'opinione pubblica, sono stati portati a giudizio non situazioni ambientali o orientamenti ideologici, bensì, ovviamente, singoli imputati per specifiche e ben individuate condotte criminose loro attribuite nei rispettivi capi di imputazione, che costituiscono la via maestra da cui il giudicante non deve mai deviare, pena la violazione dell'altro cardine del nostro sistema di garanzie processuali rappresentato dall'art. 24 della Costituzione".


(27 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/c...-bolzaneto.html


*


ciao, cara vedi, io ho apero 3d sula sentenza dell'omicida di carlo giuliani,cioe' assolto xche' fu...............legittima difesa.............era l'unico modo x assolverlo, cosi' e' avvenuto x i fatti di bolzaneto............gia' era l'unico modo per nn condannare chi compi' quegli orribili fatti anche sia a bolzaneto che alla diaz,anche se furono materialmente xsone diverse, la logica fu uguale, ma lo sappiamo, l'ho gia' scritto in un post sul 3d di giuliani, questo regi.,ops,governo sa muoversi bene x i propri interessi, ulteriore vergogna x l'italia, sono senza parole, grazie, laura.
laraotto


un altro insabbiamento...gli italiani non sanno più nemmeno offendersi.
ielauriv
quote (daitan @ 27 Jan 2009, 10:53 )
incredibile! lo stato è senza vergogna  angry.gif  angry.gif

L'Avvocatura spera in uno sconto sul rimborso di due milioni di euro stabilito dai giudici
Sconcerto tra i legali delle parti civili, sono 142 le vittime aventi diritti al pagamento dei danni

Bolzaneto, lo Stato rifiuta i risarcimenti
ricorso contro la condanna degli agenti del G8

di MASSIMO CALANDRI



GENOVA - Dopo aver chiesto ufficialmente scusa per i soprusi e le violenze commesse dai propri uomini nella caserma di Bolzaneto, lo Stato italiano si rifiuta di risarcire le vittime. Attraverso la propria Avvocatura ha infatti appellato la sentenza del luglio scorso, che condannava funzionari di polizia, agenti e guardie carcerarie a pene minime e ad un risarcimento - in solido con i Ministeri di appartenenza - di circa due milioni di euro. Non è un'istanza scontata, quella presentata nei giorni scorsi alla Corte d'Appello di Genova: c'è la concreta possibilità di ribaltare il verdetto - è scritto nelle 15 pagine depositate - e allora perché mettere mano al portafogli col rischio di non vedersi più restituire il denaro?

Una tesi clamorosa che ha provocato sconcerto e polemica tra i legali delle parti civili. A quasi otto anni dalle "torture" - parola ribadita dai giudici motivando la loro decisione - le centinaia di persone passate per il carcere del G8 attendevano almeno un anticipo sulla somma loro dovuta. Quella che tecnicamente viene definita provvisionale. Ma lo Stato, pur riconoscendo che i no-global nel luglio 2001 subirono "vergognose vessazioni", non ci sta. Penalmente sa bene che la prescrizione tra qualche giorno cancellerà tutto. Sul piano civile, confida in un verdetto ancora migliore di quello dell'estate passata: "Il favorevole esito dell'impugnativa proposta - scrivono gli Avvocati dello Stato, Matilde Pugliaro e Giuseppe Novaresi - imporrebbe quindi un recupero di quanto indebitamente versato che, in mancanza di garanzie reali, e vista la molteplicità dei destinatari - molti dei quali, oltretutto, residenti in differenti Stati - rischierebbe di non andare a buon fine".

Vale la pena di ricordare che la provvisionale, suddivisa tra 142 aventi diritto, ammonta a circa un milione di euro. Nell'appello vengono denunciate anche la "contraddittorietà intrinseca del dispositivo" e la "assenza di correlazione tra dispositivo e motivazione".

Sei mesi fa Renato Delucchi, presidente della terza sezione del tribunale, aveva condannato 15 dei 45 imputati a 23 anni e 9 mesi di reclusione, meno di un terzo rispetto a quanto simbolicamente chiesto dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. I giudici avevano di fatto riconosciuto l'esistenza a Bolzaneto di un "campo", ammettendo la sconfitta della giustizia italiana: costretti ad applicare le leggi a disposizione, che non disciplinano il reato di tortura, avevano escluso il dolo e l'aggravante dei "futili motivi". Alla vigilia della sentenza l'Avvocatura si era rivolta alle 252 persone passate per la "prigione temporanea": "Sentiamo il dovere di esprimere le doverose scuse, che provengono direttamente dallo Stato italiano - avevano ribadito in aula Matilde Pugliaro e Giuseppe Novaresi -. Nei giorni del G8 sono state poste le premesse perché in un luogo carcerario si esasperasse una concezione totalitaria del rapporto tra individui".

Addirittura era stato negato il "nesso organico" tra gli imputati e la pubblica amministrazione: poliziotti, carabinieri e guardie non potevano più essere considerati "servitori dello Stato". E lo Stato non si sentiva dunque più responsabile per gli atti da loro commessi. Una tesi che però il tribunale non aveva accolto, condannando anche i ministeri al pagamento dei danni.
(27 gennaio 2009)

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/c...sarcimenti.html


*


ciao e' anche incredibile che NESSUNO,almeno io nn ho sentito, levi voci di forte protesta, il giustizialista di pietro, dov'e'? io nn so usare bene i blog, magari c'e' qualcosa, ma lo chiedo a voi che siete piu'esperti, qualcuno ha detto o fatto qualcosa contro questa ennesima vergogna????????, lo stato, ben sappiamo, c'era solo da aspettarsi sio' che ha fatto, col regi.,ops governo che abbiamo.............grazie, laura.
daitan
quote (daitan @ 4 Feb 2009, 23:25 )
nemmeno di questo parla nessuno: bocciato l'emendamento che doveva introdurre il reato di tortura seguendo le direttive della comunità europea  angry.gif  angry.gif


Diritto di tortura
Patrizio Gonnella
[4 Febbraio 2009]

Nei giorni in cui il presidente degli Stati uniti d’America BarackObama decide di bandire la tortura negli Usa, il Senato ha bocciato a scrutinio segreto l’emendamento al disegno di legge sulla sicurezza che avrebbe introdotto il crimine di tortura nel codice penale italiano.  L’emendamento era statoi presentato dai senatori del Partito radicale, e tentatva di introdurre un elemento di civilità: il principio della sicurezza anche per i cittadini arrestati. Un voto vergognoso e indecente lo ha bocciato. Il governo, per voce del sottosegretario Alfredo Mantovano – ha dato parere contrario. E’ la prima volta che c’è un voto sulla tortura. Fino ad adesso, non c’era mai stato un voto contrariuo all’introduzione di questo reato. Si sperava che almeno il voto segreto avrebbe permesso che qualcuno della maggioranza di destra non obedisse agli ordini di scuderia e votasse a favore. Nulla di tutto ciò, giusto qualche astensione in più.
Adesso, denunceremo il governo italiano agli organismi internazionali. Da ventidue anni esiste l’obbligo di introdurre nel nostro codice penale il crimine di tortura, ossia da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni unite che ci obbliga in tale direzione, ci obbliga a perseguire con una afttispecia di reato precisa chiunque si renda colpevole di tortura. Quella del governo è una inadempienza gravissima e pericolosissima.
Poi non ci si lamenti se grandi democrazie come quella francese si preoccupano dello stato del diritto e dei diritti umani in Italia. Coloro che hanno votato contro dovrebbero ora avere il coraggio di dirlo esplicitamente e di assumersi le proprie responsabilità di fronte all’Europa e alle Nazioni unite.
Un voto di questo genere ci allontana dalle democrazie occidentali e ci avvicina ai regimi fascisti.

dal giornale carta


*



i firmatari dell'appello a firmare l'emendamento erano questi (di pietro nn c'è, ma altri dell'idv sì):

Donatella Poretti, Marco Perduca, Emma Bonino, Marilena Adamo,Benedetto Adragna, Dorina Bianchi, Enzo Bianco, Tamara Blazina, Emanuela Baio, Dossi, Anna Maria Carloni, Gianrico Carofiglio, Felice Casson, Franca Chiaromonte, Vannino Chiti, Ombretta Colli, Gerardo D'Ambrosio, Silvia Della Monica,Roberto Della Seta, Vincenzo De Luca, Mauro Del Vecchio, Luigi De Sena, Roberto Di Giovan Paolo, Lucio D'Ubaldo, Giuseppe Esposito, Anna Finocchiaro, Anna Rita Fioroni, Salvo Fleres, Maria Pia Garavaglia, Rita Ghedini, Mirella Giai, Manuela Granaiola, Claudio Gustavino, Pietro Ichino, Maria Fortunata Incostante, Pietro Marcenaro, Andrea Marcucci, Francesca Maria Marinaro, Ignazio Marino, Alberto Maritati, Daniela Mazzucconi, Rita Levi Montalcini, Claudio Micheloni, Colomba Mongiello, Fabrizio Morri, Magda Negri, Francesco Pardi, Achille Passoni, Carlo Pegorer, Oskar Peterlini, Roberta Pinotti, Nino Randazzo, Francesco Rutelli, Gian Carlo Sangalli, Luciana Sbarbati,Anna Maria Serafini, Achille Serra, Silvio Sircana, Albertina Soliani, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita, Luigi Zanda

http://www.forum.rai.it/index.php?act=Post...03&qpid=6167100

i numeri della votazione sono stati questi:

123 favorevoli, 129 contrari e 15 astenuti su 268 votanti

http://blog.donatellaporetti.it/?p=471
ielauriv
quote (daitan @ 25 Aug 2009, 16:50 )
quote (daitan @ 4 Feb 2009, 23:25 )
nemmeno di questo parla nessuno: bocciato l'emendamento che doveva introdurre il reato di tortura seguendo le direttive della comunità europea  angry.gif  angry.gif


Diritto di tortura
Patrizio Gonnella
[4 Febbraio 2009]

Nei giorni in cui il presidente degli Stati uniti d’America BarackObama decide di bandire la tortura negli Usa, il Senato ha bocciato a scrutinio segreto l’emendamento al disegno di legge sulla sicurezza che avrebbe introdotto il crimine di tortura nel codice penale italiano.  L’emendamento era statoi presentato dai senatori del Partito radicale, e tentatva di introdurre un elemento di civilità: il principio della sicurezza anche per i cittadini arrestati. Un voto vergognoso e indecente lo ha bocciato. Il governo, per voce del sottosegretario Alfredo Mantovano – ha dato parere contrario. E’ la prima volta che c’è un voto sulla tortura. Fino ad adesso, non c’era mai stato un voto contrariuo all’introduzione di questo reato. Si sperava che almeno il voto segreto avrebbe permesso che qualcuno della maggioranza di destra non obedisse agli ordini di scuderia e votasse a favore. Nulla di tutto ciò, giusto qualche astensione in più.
Adesso, denunceremo il governo italiano agli organismi internazionali. Da ventidue anni esiste l’obbligo di introdurre nel nostro codice penale il crimine di tortura, ossia da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni unite che ci obbliga in tale direzione, ci obbliga a perseguire con una afttispecia di reato precisa chiunque si renda colpevole di tortura. Quella del governo è una inadempienza gravissima e pericolosissima.
Poi non ci si lamenti se grandi democrazie come quella francese si preoccupano dello stato del diritto e dei diritti umani in Italia. Coloro che hanno votato contro dovrebbero ora avere il coraggio di dirlo esplicitamente e di assumersi le proprie responsabilità di fronte all’Europa e alle Nazioni unite.
Un voto di questo genere ci allontana dalle democrazie occidentali e ci avvicina ai regimi fascisti.

dal giornale carta


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i firmatari dell'appello a firmare l'emendamento erano questi (di pietro nn c'è, ma altri dell'idv sì):

Donatella Poretti, Marco Perduca, Emma Bonino, Marilena Adamo,Benedetto Adragna, Dorina Bianchi, Enzo Bianco, Tamara Blazina, Emanuela Baio, Dossi, Anna Maria Carloni, Gianrico Carofiglio, Felice Casson, Franca Chiaromonte, Vannino Chiti, Ombretta Colli, Gerardo D'Ambrosio, Silvia Della Monica,Roberto Della Seta, Vincenzo De Luca, Mauro Del Vecchio, Luigi De Sena, Roberto Di Giovan Paolo, Lucio D'Ubaldo, Giuseppe Esposito, Anna Finocchiaro, Anna Rita Fioroni, Salvo Fleres, Maria Pia Garavaglia, Rita Ghedini, Mirella Giai, Manuela Granaiola, Claudio Gustavino, Pietro Ichino, Maria Fortunata Incostante, Pietro Marcenaro, Andrea Marcucci, Francesca Maria Marinaro, Ignazio Marino, Alberto Maritati, Daniela Mazzucconi, Rita Levi Montalcini, Claudio Micheloni, Colomba Mongiello, Fabrizio Morri, Magda Negri, Francesco Pardi, Achille Passoni, Carlo Pegorer, Oskar Peterlini, Roberta Pinotti, Nino Randazzo, Francesco Rutelli, Gian Carlo Sangalli, Luciana Sbarbati,Anna Maria Serafini, Achille Serra, Silvio Sircana, Albertina Soliani, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita, Luigi Zanda

http://www.forum.rai.it/index.php?act=Post...03&qpid=6167100

i numeri della votazione sono stati questi:

123 favorevoli, 129 contrari e 15 astenuti su 268 votanti

http://blog.donatellaporetti.it/?p=471


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ciao ........quindi nn e' passato..........pazzesco, e poi, ma come, di pietro nn ha firmato? grrrrrrrrrrrr, nn mi ci far pensare........anzi forse sarebbe bene pensarci, nn lo sto piu' sentendo, quindi......mi puzza............senti, ora nn si puo' firmare la petizione d'appoggio alla denuncia? se fosse SI,potresti dire come si puo' fare, grazie, laura. wub.gif
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